
"Venerdì 11 giugno il Gruppo Fiat ha confermato, in un incontro al ministero dello Sviluppo economico, la scelta di cessare l’attività di Termini Imerese, trasferendo in Polonia la produzione della Ypsilon entro il 21 dicembre 2011 e, permanendo l’assenza di reali e concrete soluzioni industriali, ciò significa cancellare oltre 2.200 posti di lavoro e una delle più importanti attività industriali di tutta la Sicilia.
Nella stessa giornata, il Gruppo Fiat ha condizionato l’investimento 700 milioni di euro per produrre nel 2012 la Panda a Pomigliano all’accettazione di una proposta ultimativa, non negoziabile, che nel delineare un nuovo sistema di utilizzo degli impianti e di organizzazione del lavoro deroga all’applicazione del Ccnl e di diverse norme di legge in materia di sicurezza e salute sul lavoro e nel lavoro a turni."
Nella giornata di ieri, 15 Giugno 2010, si è firmato l'ennesimo accordo separato. FIM CISL, UILM UIL, FISMIC e UGL siglano l'accordo con FIAT, mentre la FIOM ha confermato il suo no all'intesa.
Sui quotidiani, nei telegiornali e nei vari programmi di informazione si è consumato un banchetto spietato di commenti e considerazioni sulla vicenda: economisti, politici, sindacalisti dicono la loro su pomigliano evitando accuratamente di prendersi quel genere responsabilità che trascendono nella morale comune, nella necessità di vivere in uno stato di diritto in cui le leggi devono essere uguali per tutti e quantomeno rispettate, tanto più se queste regole vengono delineate da un testo chiamato "costituzione italiana".
Non è così.
La firma di FIM, UILM e degli altri sindacati minori sull'accordo non è solo un pesante ed ulteriore aretramento della strategia e delle scelte sindacali in Italia. La stipula di questo accordo spalanca una porta immensa, crea un precedente sbalorditivo per tutte le categorie e per tutte le aziende, e -come ha detto Maurizio Landini segretario generale FIOM- stabilisce nei fatti il principio che una qualsiasi azienda, per fare investimenti in Italia può andare in deroga a contratti aziendali, nazionali fino ad arrivare alla manomissione della legge e della costituzione.
L'accordo di Pomigliano diventerà "la via" per la futura contrattazione in Italia. La via della sconfitta.
Trovo sconcertante che FIM e UILM, con particolare riferimento alla comunicazione della FIM CISL a livello nazionale, utilizzino dei toni entusiastici per descrivere quella che in realtà è una Caporetto sindacale. Nell'accordo sono contenute delle penalizzazioni e dei punti di caduta degni di una resa senza condizioni.
Quindi meglio vivere come schiavi.
Non importa poi, se il mio posto di lavoro diventerà una gabbia dai ritmi disumani e cronometrati di continuo. Leggi della robotica degne di Asimov, applicate al lavoro umano, dove persino i bisogni fisiologici vengono analizzati e conteggiati, dove persino la pausa mensa può essere sostituita dall'esigenza produttiva.
Nell'accordo di Pomigliano viene sancita l'eliminazione del riposo giornaliero obbligatorio di 11 ore fra un turno e l'altro, lo straordinario obbligatorio viene aumentato del 80%, con la possibilità di comandare il lavoro proprio durante la pausa mensa, per recuperi dovuti a mancanze di forniture e durante i giorni di riposo. Senza limiti.
Bonanni, segretario generale della CISL plaude all'accordo ed in coro con i ministri Sacconi e Tremonti lo decanta come "unica via possibile allo sviluppo del paese". Sviluppo che nei fatti diventa sinonimo di Arretramento, come ha scritto in un suo articolo il sociologo Gallino.
FIAT impone un ricatto ai lavoratori che devono decidere se non avere più un lavoro o se vogliono continuare ad averlo senza avere più una dignità ed essere considerati numeri decimali, facce senza volto e senz'anima.
Lo scopo ovviamente è uno solo: far uscire il sindacato dalle fabbriche, eliminare la possibilità di un'aggregazione tesa alla conquista -o come in questo caso- al mantenimento dei diritti.
Si mette mano all'articolo 40 della Costituzione eliminando il diritto di sciopero e facendo inoltre proprio ciò che descrivo quì sopra: L'accordo diventerà per gli operai parte integrante del proprio contratto individuale, rendendo palese che nel caso in cui qualcuno si permettesse di aderire ad un'iniziativa di protesta, questo qualcuno sarà sanzionato fino al licenziamento. Ma non finisce quì.
Le organizzazioni sindacali o la RSU che avrà proclamato lo sciopero sarà sanzionata con l'omissione del pagamento dei contributi sindacali dei propri iscritti e del mancato riconoscimento delle ore di permesso sindacale. Muore tutto, perchè se si levano i vincoli per l'attività sindacale nelle aziende, si uccide il sindacato dal suo interno.
Poi c'è la malattia. Perchè nella definizione della nuova cultura del lavoro, l'essere malati diventa discriminante per la propria retribuzione. Poi non importa se si colpiscono gli assenteisti o quelli che stanno male veramente. L'azienda può decidere in maniera unilaterale, di omettere il pagamento della quota prevista di malattia nel caso in cui la quota di assenti superi una certa soglia, soglia che ovviamente sarà discrezionale.
Non c'è che dire, questo si che si chiama sviluppo.
Infine ci sono le questioni sulle deroghe al demansionamento fino ad arrivare alla decisione di mettere questi lavoratori in cassa integrazione per due anni, fino al 2012 senza rotazione alcuna e senza che ovviamente sia pagata a nessuna l'integrazione del reddito, spettante nel caso il lavoratore decida di seguire dei corsi professionali.
Accettereste voi, tutto questo? Sareste disposti a diventare schiavi? In questi giorni ho riflettuto molto, cercando di capire se nel profondo, sarei stato vittima di una rassegnazione tale da portarmi ad accettare l'innaccettabile e conseguentemente farlo accettare ai miei figli ed ai figli dei miei figli. E mi sono detto di no.
Proprio perchè è troppo facile.
Facile come quanto è stato facile arrivare negli anni a questo punto, dove siamo oggi. A Pomigliano d'Arco.
E se Pomigliano d'Arco è diventato il simbolo di una battaglia morale sui diritti e doveri di ognuno allora essa sara la mia battaglia e spero sarà la battaglia di tanti altri, in cui ci si gioca il tutto per tutto.
Da quì la scelta dello sciopero generale del 25. A cui spero tutti aderirete.
La FIAT è stata messa di fronte alla possibilità di trattare su un percorso in cui si può discutere di flessibilità del lavoro, purchè queste flessibilità non vadano a derogare leggi e diritti iviolabili ed indisponibili delle lavoratrici e dei lavoratori. Marchionne però non si accontenta di produrre più auto. Vuole la testa della Fiom facendo una ben precisa scelta politica e quindi morale.
Marchionne vuole andarsene da Pomigliano trovando nelle ovvie posizioni della FIOM un capro espiatorio da dare in pasto ai media. Ma la verità è una soltanto:
Se la FIAT lascia Pomigliano, è una scelta della FIAT, non è una colpa della Fiom.
Se la FIAT lascia Pomigliano è una scelta dello stato, che rende legale l'imposizione di condizioni di lavoro peggiorative rispetto a legge e costituzione una volta varcato il confine della fabbrica.
Se la FIAT lascia Pomigliano, sarà per colpa di FIM e UILM, che per non perdere l'ennesima occasione di fare un'accordo, consegnandolo a tutti come una vittoria,
hanno svenduto l'anima dei lavoratori.