Benvenuti nel sito di RSU FIOM System Sensor Trieste

System Sensor e' un'azienda metalmeccanica di Trieste che produce Smoke detectors.
Siamo circa in 370 lavoratrici/lavoratori.
Gli RSU FIOM sono 2: Erika Innendorfer - per gli impiegati - e Massimiliano Bracco - per la produzione -

venerdì 23 dicembre 2011

La FIOM di Trieste non sigla l'accordo di mobilita' alla System Sensor


In data odierna e' stato siglato da UILM e CONFSAL l'accordo di mobilita' per 17 persone alla System Sensor.
Dal momento che nell'accordo non si esclude l'ipotesi di licenziamento dei lavoratori sul criterio della non opposizione e non viene applicato il criterio di legge per il quale lo stipendio rimane invariato nonostante il demansionamento ottenuto tramite transazione novativa del contratto di lavoro, la FIOM di Trieste non firma,coerente con i propri principi per i quali non sigliamo accordi che potenzialmente potrebbero mandare in strada i lavoratori.

martedì 13 dicembre 2011

mercoledì 7 dicembre 2011

Lunedì 12 dicembre 8 ore di sciopero generale


Lunedì 12 dicembre 8 ore di sciopero generale
delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici
Per cambiare la manovra del Governo, contro la scelta della Fiat di
cancellare il contratto nazionale.
La manovra economica annunciata dal Governo è ingiusta, socialmente insopportabile, fa
cassa su chi ha sempre pagato, aumenta i divari fra i ricchi da una parte e lavoratrici,
lavoratori, giovani e pensionati dall’altra producendo un impoverimento di massa e
sempre maggiore incertezza nella vita delle persone.
Fra i provvedimenti più odiosi:
• Pensioni. Non saranno più adeguate alla crescita dell’inflazione le pensioni sopra i
900 euro lordi; passaggio immediato al sistema contributivo pro-rata per tutti con
abbattimento secco dell’importo per chi è in prossimità della pensione; uscita dal
lavoro per le donne dai 62 ai 70 anni, per gli uomini dai 66, nel 2018 uguale per
tutti; pensione di anzianità con 42 anni di contributi e riduzione dei rendimenti.
• Ici/Imu. La tassa sulla prima casa viene reintrodotta per tutti e cambia nome
perché servirà per pagare il debito e non andrà più ai comuni per i servizi.
• Iva. Sale di 2 punti, aumentando così il costo dei beni di consumo.
• Solo briciole sui lussi ma non c’è nulla che assomigli a una patrimoniale o a una
tassazione delle rendite finanziarie.
Questa manovra rende sempre più precarie le condizioni e il reddito da lavoro e
non produce quella necessaria discontinuità con le scelte del Governo Berlusconi di
cancellare diritti e Stato sociale.
Non è così che si fa equità, non è così che si progetta un diverso modello
sostenibile per la vita e per l’ambiente!
È necessario:
• Rimettere in discussione provvedimenti che allargano l’ingiustizia sociale.
• Cancellare l’articolo 8 della finanziaria del Governo precedente che annulla
contratti nazionali e leggi attraverso le deroghe, compreso l’articolo 18 dello Statuto
dei lavoratori sui licenziamenti discriminatori.
• Difendere il lavoro e l’occupazione e mettere in campo una nuova politica
industriale di qualità, anche attraverso l’intervento pubblico.
• Respingere le scelte della Fiat di uscita dal Contratto nazionale, resa oggi
ancora più grave dalla decisione, presa insieme ai sindacati firmatari degli accordi
separati, di estendere l’accordo di Pomigliano a tutti gli 80.000 lavoratori del
Gruppo, senza alcun mandato e mettendo in discussione le libertà sindacali in
questo Paese.
• Difendere la Costituzione, le libertà sindacali e la democrazia, il diritto di sciopero,

domenica 27 novembre 2011

RIBELLARSI E' GIUSTO!


...N avanziamo delle proposte per cambiare questa situazione. Noi vogliamo un altro modello di sviluppo. Vogliamo cioè ridiscutere cosa si produce; che ciò che si produce sia ambientalmente sostenibile; vogliamo che i beni comuni di questo paese siano difesi, che non siano privatizzati; vogliamo cancellare la precarietà, redistribuire la ricchezza e aumentare i salari; vogliamo estendere i diritti a chi non ce li ha. Ossia, ai giovani che oggi hanno di fronte nessun futuro; solo la prospettiva di essere precari per tutta la vita.
Noi non accettiamo questa cosa, la vogliamo cambiare. E vogliamo anche che la scuola sia un diritto pubblico, che sia possibile unire il lavoro, i diritti, il sapere, e vogliamo anche che sia estesa la democrazia.
Vedete, in questi giorni tanti hanno parlato. I ministri addirittura hanno fatto a gara a raccontare chissà cosa sarebbe successo oggi. Io credo si debbano vergognare per quel che hanno detto. Perché quando si arriva addirittura ad invocare il morto, come un ministro ha fatto, siamo di fronte a una irresponsabilità totale.
Ma questa piazza … questa piazza ha la forza di dire che non solo questa è una manifestazione democratica e pacifica, ma vorremmo ricordare che se c’è la democrazia in questo paese è perché chi lavora l’ha conquistata e l’ha estesa. E se questi ministri possono dire anche le castronerie che ogni tanto dicono è perché siamo noi che garantiamo il diritto democratico a tutti di poter parlare e di poter dire il loro pensiero.
Se ci pensate un attimo… i processi di globalizzazione che in questi anni ci sono stati hanno proprio nella democrazia il loro limite, hanno paura della democrazia, hanno paura della trasparenza, hanno paura ­ cioè ­ che le persone possano sapere quello che avviene e possono decidere del oro futuro...

M. Landini -segretario generale FIOM

domenica 13 novembre 2011

PRIMA DI BRINDARE, LEGGETE!


MAXI EMENDAMENTO (sintesi) questo è l'antipasto.....

All’art. 4 bis troviamo il tema pensioni: in sostanza cresce l’età per andare in pensione. Nel 2026 sarà di 67 anni.

Art. 4 ter: dismissione del patrimonio pubblico. In altre parole lo Stato è ai saldi di fine stagione. Si finirà, come già successo numerose volte sotto governi di ogni colore politico, per svendere beni a favore di privati che poi li riaffitteranno a Stato ed enti pubblici (se l’Inps vende lo stabile dove si trova non può certo mettere i suoi sportelli sotto un gazebo). Ci troveremmo, nel giro di pochissimi anni, azzerato il tesoretto (già svalutato) proveniente dalle vendite stesse. (NB. I beni di valore inferiore ai 400.000 euro sarano alienati con TRATTIVA PRIVATA!).

Art. 4 quinquies: riduzione del debito pubblico degli enti locali (vendite di beni e tagli a servizi, in sostanza).

Art. 4 sexies: contiene «Liberalizzazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica». Vi ricorda niente? Tipo ad esempio il servizio idrico? Si, proprio quello per il quale milioni di italiani si sono pronunciati a giungo dichiarandosi contrari alla privatizzazione.

Art. 4 undecies : c.d “burocrazia zero”. In teoria dovrebbero essere aiuti per cittadini e nuove imprese. In realtà di chiaro ed evidente ci sono solo disposizioni, ad esempio, che agevolano l’evasione fiscale tramite la possibilità per le SRL di redigere i loro bilanci tramite uno “schema semplificato” o che riducono di fatto gli organi di controllo societari.

Art. 4 terdecies: si prevede la mobilità per i dipendenti pubblici che lavorano in enti o uffici in eccedenza di personale. L'amministrazione deve verificare la «ricollocazione totale o parziale del personale» in altri uffici compresi nell'ambito della stessa Regione, anche ricorrendo a strumenti di flessibilità di orario o a contratti di solidarietà. I dipendenti che non possono essere ricollocati vanno "in disponibilità" con un'indennità dell'80% e l'indennità integrativa speciale per un massimo di 24 mesi.

Art. 4 quinquiesdecies e sexiesdecies: incentivi di defiscalizzazione per le infrastrutture. Peccato che ci sia un intero articolo dedicato alla Tav Torino-Lione: si stabilisce anche il reato grave (ai sensi dell art.682 del codice penale, arresto da tre mesi a un anno) per chi si introduca nel cantiere o ostacoli il passaggio allo stesso. Il cantiere diventa sito militare.

Art. 4 noviesdecies: lavoro, giovani e donne. Tre anni di azzeramento contributivo per le piccole imprese che utilizzano giovani con contratti di apprendistato, facilitazione per l’occupazione femminile, e norme per rilanciare il telelavoro. Per finanziare gli interventi è previsto l’aumento di un punto per i contributi della gestione separata (quella dei co.co.co e dei co.co.pro). Cioè per far lavorare i soggetti più deboli si tassano di più i soggetti più deboli che già lavorano. Mi sembra giusto!

Art. 4 quinquies et vicies: spese di giustizia. In sostanza aumentano vertiginosamente le spese legali nei processi.

Infine, per farla breve, per quei pochi che sono arrivati a legger fin qui, il testo contiene anche:

-Carburanti: aumentano le accise.
-Terremoto dell’Aquila: i terremotati dovranno restituire le tasse sospese dal 1°gennaio 2012 per un importo del 40% e in 120 rate. Umbria e Marche ebbero trattamento analogo, ma cominciarono a restituire le tasse sospese dodici anni dopo il sisma, non tre.

Questo contributo mi è stato postato, il testo integrale lo trovate in rete dovunque, come il sale, vi invito alla lettura integrale, vi ricordo che questo è in essere, già votato...si applicherà...ma andate a leggere...mai fidarsi di un comunista.

venerdì 28 ottobre 2011

REFERENDUM FIOM ALLA SYSTEM SENSOR DI TRIESTE - LA DEMOCRAZIA RESISTE E SI FA SENTIRE! -



OTTIMO RISULTATO DELLA CONSULTAZIONE FRA I LAVORATORI PER L'APPROVAZIONE DELLA PIATTAFORMA CONTRATTUALE DEI METALMECCANICI PROPOSTA DALLA FIOM ALLA SYSTEM SENSOR DI TRIESTE.
HANNO VOTATO 124 LAVORATORI.
RISULTATO:
121 SI'
3 NO
LE RSU RINGRAZIANO LE LAVORATRICI ED I LAVORATORI CHE HANNO APPOGGIATO CON ENTUSIASMO IL REFERENDUM DIMOSTRANDO CHE LA DEMOCRAZIA RESISTE E SI FA SENTIRE!
QUESTO NON E' CHE UN PICCOLO PASSO IN DIREZIONE DEL NUOVO CONTRATTO CHE PROPONIAMO.
CI BATTEREMO STRENUAMENTE PER I NOSTRI IDEALI:
IL LAVORO E' UN BENE COMUNE.
DIRITTI E DEMOCRAZIA SONO BENI NON NEGOZIABILI!
NO AI LICENZIAMENTI
NO ALL'ABOLIZIONE DELL'ART. 18
SALARI DIGNITOSI E ORARI ADEGUATI PER UTTTE/I

GRAZIE INOLTRE A TUTTO IL COMITATO DEGLI ISCRITTI CHE HA FATTO UN OTTIMO LAVORO DI INFORMAZIONE IN AZIENDA

lunedì 24 ottobre 2011

VOTA LA PIATTAFORMA FIOM PER LA DEMOCRAZIA NEI POSTI DI LAVORO!

La Fiom fa la piattaforma per il rinnovo
del Contratto e, guarda caso le
imprese…
…proprio adesso, ricordano ai lavoratori e alle lavoratrici che c’è l’accordo
separato firmato da Fim e Uilm nel 2009 in distribuzione!
E’ una bella pretesa definire quell’accordo il “Contratto dei metalmeccanici”;
infatti nessuno ha chiesto loro se condividevano quel testo oppure No. Quindi
non è il contratto delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici.
In quel testo si peggiorano le condizioni dei metalmeccanici, perché si
prevede che il Contratto possa essere derogato a livello aziendale, perché si
abbassa il salario e quindi nei fatti hanno cancellato il Contratto nazionale!
Ci va un bel coraggio a sostenere che quello separato è il contratto di tutti,
visto che anche le sentenze della magistratura hanno stabilito che il CCNL del
2008 è tuttora in vigore!
Per questo, la piattaforma per il rinnovo del Contratto, che in questi giorni la
Fiom sta illustrando e facendo votare con referendum, ha anche il compito
di far scattare l’ultrattività del Contratto nazionale del 2008, che rimane in
vigore fino a quando si arriverà ad un contratto unitario sottoscritto da tutti.
La nostra piattaforma vuole un contratto senza deroghe e vuole stabilire
regole certe con Fim e Uilm e anche con la Controparte per garantire il voto
referendario vincolante delle lavoratrici e dei lavoratori sulle piattaforme e
sugli accordi.
Lavoratrici e lavoratori, partecipate alle assemblee
portando il vostro contributo e votate nel referendum la
piattaforma della Fiom per il rinnovo del Contratto!
Facciamo valere la democrazia
nei luoghi di lavoro per impedire che le
imprese scelgano con chi fare accordi,
imponendo in questo modo il
peggioramento delle condizioni
di vita e di lavoro
www.fiom.cgil.it

lunedì 17 ottobre 2011

- HO VISTO - 15 OTTOBRE ROMA - di P. Brovedani


Ero a Roma il 15 ottobre.
Ho visto la sinistra in piazza, decine di migliaia di persone, tantissimi giovani come mai negli ultimi anni. Indignati, operai, disoccupati, studenti, donne, migranti, antagonisti, pacifisti, femministe, sindacalisti, valsusini, referendari, incazzati, cani sciolti, disabili in carrozzella, precari, lavoratori organizzati, lavoratori licenziati, giovani di centri sociali, anarchici, comunisti. Tutti a volto scoperto al sole a gridare la loro rabbia con striscioni, cartelli, bandiere.
Ho visto qualche centinaio di incappucciati neri, travisati anche ai nostri occhi – agli occhi dei compagni -, muti, niente slogan, niente striscioni, niente bandiere.
Ho visto le donne e gli uomini di Valsusa (le bandiere bianche e rosse al vento) fermarsi, girarsi e urlare al plotone di neri incappucciati di andare via. “ Non vi vogliamo, non ci rappresentate!”. Sono stati spintonati. Ho fotografato.
Ho visto un nero incappucciato venire verso di me. “No foto!” “?!” “Per la privacy” . Dice proprio così, burocraticamente, “privacy”, in un corteo di trecentomila persone. Mi viene istintivo: “Sei così imbecille da pensare che le mie foto amatoriali vi possano identificare? Avrete almeno una decina di infiltrati tra di voi!” Sono stato incosciente (ma perché dovrei aver paura in un corteo di compagni?). Il nero è interdetto, si gira e se ne va gridandomi qualcosa. Decine di persone ai lati continuano a fotografare.
Ho visto un fumo dietro a noi, in via Cavour. Hanno bruciato un negozio di alimenti per animali. Vedo il corteo andare avanti, cercando di aggirare l’incendio. Bruciare un negozio di alimenti per cani, non avendo la Goldman Sachs a portata di mano, è stupido. Farlo sapendo di mettere a repentaglio la sicurezza di migliaia di persone impreparate è criminale. Farlo sapendo che ci sarà quasi sicuramente la reazione della polizia nel ventre molle del corteo è cinicamente irresponsabile.
Ho visto qualcuno gridare dall’alto di una balaustra ai neri incappucciati: “Andate via!” I neri si fermano e con le mani tese, le dita a pistola, lo minacciano. Dietro a me lo striscione dei Cobas ondeggia. Le compagne e i compagni urlano “Via! Fuori! Andatevene! Non vi vogliamo!” I neri incappucciati si girano. Vedo occhi sorpresi, quasi smarriti, da dietro le maschere i cappucci e i caschi. Muti, non uno slogan, basiti, si stringono l’un l’altro. I compagni alzano il pugno e iniziano a cantare Bella ciao. I neri sono attoniti, vengono sospinti dallo striscione che avanza con i pugni tesi e le bandiere rosse.
Ho visto un fumo davanti a me, verso S. Giovanni. Andiamo avanti lo stesso.
Ho visto improvvisamente sbucare da una laterale una pantera ed una camionetta, poi cellulari blindati a tutta velocità. E’ un miracolo che qualcuno non finisca sotto. Fuggi fuggi generale – siamo il ventre molle del corteo, appunto. I neri incappucciati sono svaniti. Torno indietro, so che a S. Giovanni non si arriva e cerco di avvisare chi vi si dirige ancora ignaro.
Ho visto la frustrazione, l’impotenza e la rabbia di chi voleva ancora manifestare. Tre incappucciati con la maschera vengo presi a insulti e sputi. Qualcuna gli strappa la sciarpa “Fatti vedere vigliacco!” Appare un viso di ragazzo, il viso paonazzo, spaventato, muto. Un compagno anziano lo protegge, ma gli altri continuano a gridargli “fascista!” Sono i giovani i più incazzati. E’ quasi una caccia all’uomo, via le maschere, via i caschi.
Ho visto finalmente lo spezzone della FIOM, era in fondo al corteo. Servizio d’ordine come ai vecchi tempi, con cordoni laterali, l’asta delle bandiere serrate in mano. Avviso che non si passa. Sì lo sappiamo. Si devia attraverso il parco, verso piazza Vittorio Emanuele. Da un palco improvvisato sul camioncino Landini chiude il corteo. Grazie compagni. La mobilitazione prosegue. Marchionne non si ferma mica per qualche auto bruciata Ancora manifestazione a Roma il 20 ottobre, venerdì prossimo. Ma questo corteo, dice, è stata rovinato da mille coglioni.
Ma chi sono questi neri incappucciati? Afasici come militari. Senza slogan. Senza bandiere. Senza volto. Tutti vestiti di nero.
Non credo siano dei nostri.

Bandiera nera la vogliamo no
Perché l’è il simbolo della galera,
bandiera nera la vogliamo no.
Bandiera rossa la vogliamo sì
Perché l’è il simbolo della riscossa
Bandiera rossa la vogliamo sì

Pierpaolo Brovedani, CGIL, Trieste

martedì 13 settembre 2011

E' ORA DI DIRE BASTA! PRESIDIO FIOM



Federazione Impiegati Operai Metallurgici TRIESTE

E’ ORA DI DIRE BASTA!

IL PAESE NON USCIRA’ DALLA CRISI CANCELLANDO I DIRITTI DEI LAVORATORI. L’ART. 8 DELLA MANOVRA FINANZIARIA RENDERA’ TUTTI PRECARI A VITA E SENZA DIGNITA’, FACENDO PAGARE LA CRISI AI LAVORATORI GIOVANI E ANZIANI.
IL PAESE NON USCIRA’ DALLA CRISI COLPENDO L’ISTITUTO DELLE PENSIONI E NON E’ ASSOLUTAMENTE VERO CHE ALLUNGANDO IL PERIODO LAVORATIVO AGLI ANZIANI SI ASSICUREREBBE COSI’ UNA PENSIONE AI GIOVANI. ANZI, VALE IL CONTRARIO.
VOGLIONO FARE CASSA CON LE NOSTRE PENSIONI PIU’ DI QUANTO STIANO GIA’ FACENDO. IL SISTEMA E’ IN UTILE DA ANNI, MA NON BASTA: IL GOVERNO INVECE DI INTERVENIRE CON UNA TASSA SUI PATRIMONI, IN PARTICOLARE SU QUELLI ACCUMULATI DAGLI EVASORI FISCALI (SAPPIAMO BENE DAI DATI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE QUANTO DICHIARINO MEDIAMENTE I DENTISTI, I GIOIELLIERI, I RISTORATORI E MOLTE ALTRE CATEGORIE DI LAVORATORI AUTONOMI E LIBERI PROFESSIONISTI) IMPONE CHE LA CRISI LA DEBBANO PAGARE SEMPRE E PRINCIPALMENTE I LAVORATORI DIPENDENTI ED I PENSIONATI.

I TAGLI AGLI ENTI LOCALI ABBASSERANNO I LIVELLI DI QUALITA’ DEI SERVIZI PRIMARI E AUMENTERANNO I COSTI DELLE PRESTAZIONI ALLE FAMIGLIE CON REDDITO FISSO. AVVERRANNO RINCARI ALLE SPESE PER I TRASPORTI, LA SCUOLA, GLI ASILI, L’ASSISTENZA E LA SANITA’ - PAGHEREMO SEMPRE NOI.
INFINE E’ VERGOGNOSO CHE IL GOVERNO NON ABBIA CHIESTO ALCUN SACRIFICIO AI POLITICI ATTRAVERSO IL PREANNUNCIATO MA MAI REALIZZATO “TAGLIO DEI COMPENSI”, A PARTIRE DA QUELLI DEI PARLAMENTARI E DEGLI EUROPARLAMENTARI, I PIU’ PAGATI D’EUROPA. SI SCARICANO INVECE I TAGLI SOLO SUI LAVORATORI PUBBLICI CREANDO FASCE DI DISUGUAGLIANZE CHE OFFENDONO I CITTADINI IN MANIERA IMMORALE E PROFONDAMENTE INGIUSTA; CI SONO INFATTI, ANCORA OGGI E PER PARTICOLARI CATEGORIE ED ENTI AMMINISTRATIVI, TRATTAMENTI ECONOMICI E PREVIDENZIALI ASSOLUTAMENTE PRIVILEGIATI.

PER QUESTE RAGIONI LA FIOM CGIL DI TRIESTE PROMUOVE, IN CONCOMITANZA CON LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI, UN
PRESIDIO DI PROTESTA CONTRO QUESTA MANOVRA FINANZIARIA
PER MERCOLEDI’ 14 SETTEMBRE 2011
IN PIAZZA UNITA’ D’ITALIA NELLA ZONA ANTISTANTE LA PREFETTURA DALLE ORE 17.30 ALLE ORE 19.30
LA MANIFESTAZIONE E’ APERTA AI METALMECCANICI E A TUTTI COLORO
– MOVIMENTI, ASSOCIAZIONI E LIBERI CITTADINI – CHE RITENGONO DI DIRE BASTA A QUESTA SITUAZIONE.
LA CRISI LA PAGHI CHI L’HA CREATA, CHI SI E’ ARRICCHITO SENZA PAGARE LE TASSE E CHI NELLA FINANZA E NEL SISTEMA BANCARIO HA FATTO DELLA SPECULAZIONE LO STRUMENTO PER GUADAGNARE DENARO SULLA PELLE DEI LAVORATORI E DEI PENSIONATI IMPOVERENDO IL NOSTRO PAESE.

Trieste, 12 settembre 2011 FIOM CGIL Trieste

mercoledì 17 agosto 2011

Siamo convinti che la nostra organizzazione debba diventare il punto di riferimento della protesta


Occuperemo in modo permanente, per tutti i giorni del dibattito parlamentare l’agorá. Ovvero le piazze che sono nelle immediate vicinanze del Parlamento.
G. Airaudo

giovedì 4 agosto 2011

APPELLO: DOBBIAMO FERMARLI


Sono ormai più di seicento le adesioni all’appello lanciato appena sabato scorso per la creazione di un fronte comune contro il “governo unico delle banche” che sta strangolando le condizioni di vita, i diritti, lo stato sociale in parecchi stati europei.

Sono dunque centinaia le lavoratrici e i lavoratori, i sindacalisti della Cgil o dei sindacati di base, gli attivisti dei beni comuni, gli ambientalisti, le femministe, gli intellettuali, i militanti e i dirigenti della sinistra che sostengono i 5 punti proposti dall’appello per una ripresa della mobilitazione sociale nel prossimo autunno. Questi punti, in sintesi, sono:

- una moratoria sul debito creato dai giganteschi interessi che vengono pagati alle banche e alla speculazione finanziaria, che (ce lo dicono le notizie dei mercati di questi giorni) stanno puntando sull'Italia molte delle loro carte;

- l’azzeramento delle spese militari e la cessazione delle missioni militari italiane;

- il ripristino di tutti i diritti e le conquiste sottratti ai lavoratori in nome della competitività e del mercato, in realtà in favore dei profitti di un padronato rapace;

- la difesa intransigente dei beni comuni in favore di uno sviluppo ecocompatibile;

- una difesa a fondo della democrazia, nel paese e nei luoghi di lavoro, contro il potere e i privilegi di tutte le “caste”.

Si tratta di punti certamente alternativi alla politica economica e sociale del governo Berlusconi, ma profondamente diversi anche dalle scelte che hanno guidato la politica dei governi di centrosinistra.

I firmatari dell’appello (a cui si può aderire inviando una mail a: appello.dobbiamofermarli@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. o inviando un fax al numero 06.45442688) intendono ritrovarsi a Roma il 1° ottobre per lanciare un movimento unitario contro lo strapotere delle banche che stritolano le nostre vite.

lunedì 1 agosto 2011

LUNEDI' 8 AGOSTO - ASSEMBLEA E VOTO


Lunedì 8 Agosto,
faremo un'assemblea NON retribuita per votare l'accordo interconfederale del 28 giugno.
Le votazioni saranno aperte a tutte le lavoratrici ed i lavoratori, iscritti e NON!
Cogliamo l'occasione per informare che, durante l'assemblea le lavoratrici ed i lavopratori potranno sottoscrivere la loro adesione al Comitato del No e per la Democrazia.

Il giorno seguente, martedì 9 Agosto, saremo presenti fuori dall'Azienda dalle 13:30 alle 14:30 per proseguire la consultazione e per raccogliere ulteriori adesioni.

La democrazia si esplica con il voto di tutti e non solo di pochi.

venerdì 29 luglio 2011

AL PRIMO POSTO LAVORO E DEMOCRAZIA. M. LANDINI

Due venti soffiano in direzione opposta e si scontrano provocando un mulinello. Da un lato una domanda di democrazia e partecipazione, dall'altro una resistenza autoritaria a ogni cambiamento che domina economia e politica, concentrando i poteri in mano a caste sempre più separate dalla società e a rappresentanze che si appropriano di ogni decisione. Nel mulinello c'è la Fiom, che con le sue lotte è un punto di riferimento di ogni mobilitazione sociale ma, al tempo stesso, è vissuta dalla politica, dal padronato e ormai dall'establishment sindacale come un corpo estraneo, un intralcio di cui liberarsi con ogni mezzo. L'accordo su contratti e rappresentanza sottoscritto dalla Cgil non aiuta la pratica Fiom. Di questo, della manovra e della Fiat parliamo con il segretario Maurizio Landini.

I dati della trimestrale diffusi da Marchionne, dietro numeri apparentemente positivi, nascondono il buco nero in Europa e la crisi della produzione in Italia. Marchionne minaccia voi e persino l'Italia, che pure stende tappeti di velluto per farlo camminare sul morbido.

Le dichiarazioni del Cda Fiat confermano l'arroganza del modello Marchionne: o si fa come voglio io o non ci sono le condizioni per produrre in Italia. Non sopporta che da noi ci siano leggi, e su tutte lo Statuto dei lavoratori, che non consentono comportamenti antisindacali, come ha ulteriormente confermato il giudice di Torino condannando la Fiat per antisindacalità, in relazione al contratto di Pomigliano. Mi colpisce il silenzio e l'accondiscendenza del governo, nonostante sia chiaro come la testa e le gambe della Fiat stiano volando fuori dall'Italia. Qui cresce solo la cassa integrazione. Dei 20 miliardi promessi, escluso l'investimento a Pomigliano, s'è persa ogni traccia. La Fiat in Italia produce più licenziamenti che auto: sono già saltate o rischiano di saltare tre fabbriche, la Cnh di Imola, la Irisbus di Avellino sotto minaccia e Termini Imerese che vorrebbero mandare in pensione il 31 dicembre. Stiamo parlando di 4.500 posti di lavoro. Sappia Marchionne che per la Fiom è inaccettabile la chiusura della fabbrica siciliana in assenza di un'alternativa industriale concreta, a tutt'oggi inesistente. Il ministro Sacconi si dice disponibile a tutto, meglio che ad asfaltare la strada antisindacale della Fiat siano le parti sociali, altrimenti non sarà lui a negare una legge ad hoc. Dal canto suo Confindustria è pronta a lanciare il contratto speciale dell'auto per tener dentro la Fiat servendole i desiderata su un piatto d'argento. Governo, Confindustria e Fiat hanno una strategia tesa a cancellare diritti e libera contrattazione.

L'accordo siglato dalla Cgil sarà votato solo dagli iscritti, ai lavoratori sarà presentata solo la posizione della segretaria Camusso che l'ha firmato e quei reprobi della Fiom che dicono no e intendono far votare anche i non iscritti sono interdetti dal diffondere i risultati della consultazione, tranne quelli dei tesserati. Si riapre lo scontro interno alla Cgil che sembra puntare a isolare e sconfiggere la Fiom. Avete tutti contro?

Abbiamo già avviato la consultazione nel rispetto della decisione del Direttivo confederale (il voto degli iscritti) e nel rispetto del Comitato centrale della Fiom che ha confermato quel che sta scritto nel nostro statuto: qualunque ipotesi d'accordo dev'essere sottoposta al giudizio determinante degli interessati. Nello statuto c'è anche scritto che l'unico caso in cui può essere impedito il referendum è quando vengono sottoposti al voto diritti inalienabili. Questa è la ragione per cui riteniamo illegittimo il referendum imposto dalla Fiat a Pomigliano, Mirafiori e alla Bertone. Noi siamo contrari a quell'ipotesi di accordo perché toglie ai lavoratori il diritto di voto, prevede deroghe e addirittura impedisce l'esercizio dello sciopero. La Cgil sapeva che queste sono le nostre posizioni, non aver cercato una approdo condiviso è una precisa responsabilità di chi ha diretto la trattativa. È sbagliato pensare che per uscire dalla crisi si debba ridurre il ruolo del contratto nazionale e il diritto di negoziazione. Chi lavora ha due possibilità per far pesare il suo punto di vista: 1) la pratica della democrazia, costruendo le piattaforme e votando gli accordi; 2) scioperare, agendo collettivamente il conflitto per far valere le proprie ragioni. Se vengono meno queste possibilità passa un'idea autoritaria nella gestione delle imprese e dei processi sociali e politici.

In fabbrica non siete soli, ma non c'è solo la fabbrica...

È una rappresentazione sbagliata, politicista quella che ci vorrebbe in un angolo. Abbiamo avviato la consultazione sull'accordo in diverse regioni e la nostra opposizione è condivisa dalla maggioranza dei lavoratori. Inoltre, la democrazia ha un valore generale che riguarda tanto i luoghi di lavoro quanto le scelte di politica economica per uscire dalla crisi. Noi ci battiamo per un diverso modello di sviluppo che deve affrontare il nodo, oltre che del come, del cosa produrre e della sua compatibilità ambientale. Non possono essere poche multinazionali a decidere per tutti, deve tornare in campo un'autonoma politica economica. C'è una forte domanda di democrazia e partecipazione che i partiti non sono in grado di cogliere e dunque non hanno risposte. Non vedo un isolamento della Fiom che invece incrocia questa domanda di giustizia sociale.

La manovra del governo passata quasi in silenzio produrrà danni sociali. Che ne pensa la Fiom?

Una manovra varata in tre giorni dal Parlamento. Sarà devastante per i lavoratori, i pensionati e soprattutto per i giovani, perciò sarebbe necessario che tutto il movimento sindacale reagisse. Invece, a oggi Cgil, Cisl e Uil non hanno detto una parola unitaria contro la manovra. Il limite dell'accordo unitario sui contratti è che non è sostenuto da una strategia unitaria e non risolve nulla sul fronte degli accordi separati, con il risultato che quando le idee sono diverse a decidere sono le imprese. È un accordo che limita i diritti e prevede la possibilità che i delegati non siano eletti dai lavoratori ma nominati dalle organizzazioni. Ora, se non vuol perdere il rapporto con chi rappresenta la Cgil dovrà pur fare i conti con la manovra mettendo in campo una grande mobilitazione, fino allo sciopero generale.

Poi c'è il rinnovo del contratto nazionale dei meccanici, quello disdetto da Fim e Uilm con un contratto separato.

Il 22 e 23 settembre riuniremo l'assemblea nazionale dei delegati per preparare la piattaforma che sottoporremo al voto di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Vedo 4 o 5 aspetti prioritari: a) la democrazia, con la validazione garantita dal referendum; b) il superamento della precarietà, con il principio che a parità di prestazione debba corrispondere una parità di retribuzione e diritti; c) un nuovo rapporto tra orari, articolazione, flessibilità e occupazione; d) la reale difesa e l'incremento del valore reale dei salari; e) la non derogabilità del contratto. Vogliamo porre le basi per un diverso modo di produrre, con il diritto preventivo di conoscere progetti industriali e investimenti. Insomma, il contratto come occasione per costruire forme nuove e condivise di democrazia economica

lunedì 11 luglio 2011

LE DONNE FIOM NON CI STANNO: NO ALL'INNALZAMENTO DELL'ETA' PENSIONABILE DELLE DONNE NEL PRIVATO


Federazione Impiegati Operai Metallurgici TRIESTE

LE DONNE DELLA FIOM NON CI STANNO:
NO ALL’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE DELLE LAVORATRICI
DEL SETTORE PRIVATO A 65 ANNI.
Lo annunciammo un anno fa: l’innalzamento dell’eta’ pensionabile delle donne del settore pubblico era solo un prologo a quello che sarebbe successo anche nel settore privato.
Lo dicemmo a voce forte: non crediamo a Sacconi, il quale escludeva l’estensione del provvedimento.
Non credevamo ad una parola neanche sul patto di 4 miliardi di euro promessi dal governo a sostegno della conciliazione.
Ahime’, abbiamo avuto ragione in entrambi i casi.
Nel primo caso il provvedimento sull’aumento dell’eta’ pensionabile passera’ con la prossima finanziaria.Nel secondo caso: i soldi sono spariti. 4 miliardi di euro ''scippati'' dalle borse delle donne: quelli erano i soldi “risparmiati” grazie all’equiparazione dell'eta' pensionabile delle donne nel pubblico impiego e sarebbero dovuti ssere utilizzati, ''come promesso'', per investimenti a favore di conciliazione e welfare.
L’Italia non puo' crescere senza il contributo delle donne.
Purtroppo l'articolo 13 della manovra conferma che il Governo sta andando nella direzione opposta''. Questi soldi sono spariti, mentre si aggrava la condizione dello stato sociale a causa dei tagli agli enti locali. Nel caso delle lavoratrici del privato non si usano come giustificazione i vincoli imposti dalla Corte Europea e nemmeno alla falsa necessita’ di garantire pari opportunita’ pr le donne.
Ora l’unica motivazione e’ fare cassa.
Come se non bastasse si pensa di ridurre la spesa sociale, cioe’ i servizi.
Noi pensiamo che questa proposta sia assolutamente iniqua e rappresenti il modo per scaricare la crisi sulle spalle delle donne che della crisi si son gia’ fatte carico, gravate da lavori di cura a titolo gratuito.
CHIEDIAMO INVECE:
- interventi che facciano crescere le retribuzioni e le prestazioni pensionistiche
- la generalizzazione degli ammortizzatori sociali e una loro estensione alle lavoratrici e ai lavoratori precari, alle e ai giovani inoccupate-i
- un aumento dei congedi parentali e degli istituti a supporto dell’attività di cura per donne e uomini
- un programma di investimenti e rilancio dei servizi pubblici rivolti all’infanzia, all’ istruzione, all’intercultura e alla non autosufficienza.
- il riconoscimento sociale ed economico del lavoro svolto in ambito familiare


I punti di cui sopra verranno riproposti dalla FIOM in fase di presentazione della proposta sul nuovo contratto dei Metalmeccanici.

lunedì 20 giugno 2011

Fiat lancia il crossover Freemont, il ‘gippone’ con i pezzi che fanno il giro del mondo


Miracoli della filosofia marchionniana. Ci avevano spiegato che la Lancia Ypsilon, prodotta in Sicilia a Termini Imerese, aveva un sovraccosto insostenibile di 800 euro a esemplare perché doveva poi essere “trasportata in Italia”. Interessante: perché i motori della “nuova” Fiat Freemont, invece, fanno questo simpatico viaggetto nel mondo globalizzato: partono in camion dagli stabilimenti Fiat di Avellino, arrivano a Genova, prendono un cargo, arrivano fino a Veracruz, in Messico, di nuovo salgono sul camion e arrivano fino alla fabbrica Chrysler di Toluca. Finito? Macché: a Toluca vengono impiantati su una carrozzeria montata con mano d’opera a 12 euro l’ora, poi di nuovo a Veracruz, poi di nuovo a Genova, e poi dai concessionari Fiat direttamente a casa vostra per la modica cifra di 25 mila e 700 euro (24.900 in offerta).

Ma é davvero “nuova” questa Fiat che paginate intere su tutti i giornali (in due giorni Stampa, Giornale e Corriere della Sera) ci magnificano come tale? No, affatto. E infatti i recensori benevoli devono fare salti mortali per spiegare la verità: “Non è il semplice risultato della rivisitazione del Dodge Journey – scrive Il Giornale – ma di un lavoro di sviluppo impresso dall’impiego di motori consoni ai gusti europei, rivolto all’ottimizzazione dei comfort e alla rivisitazione dello sterzo e dell’assetto”. Aggiunge Il Corriere: “Alzi la mano chi, anche solo sino a qualche mese fa, avrebbe scommesso sulla possibilità del ritorno di una grande familiare, per giunta a sette posti, nei listini di quello che è il marchio automobilistico italiano per eccellenza. Eppure oggi, con la Freemont, questa remota ipotesi è divenuta realtà”. Visto che tutte le macchine sono sempre bellissime nelle recensioni dei nostri quotidiani, proviamo a tradurre in italiano: il Freemont è una fotocopia del Dodge Journey, a cui è stato sostituito il motore, che ora è un multijet Fiat: ma è praticamente identico in tutto il resto, se si esclude la calandra (cioè la mascherina anteriore con il logo rosso della Fiat). Un’altra curiosità: la macchina è molto decantata (“un po’ Suv, un po’ station wagon e un po’ monovolume. Grazie a questo mix, che la connota come una crossover – scrive Il Giornale – la vettura intende accontentare chi si orienta verso un mezzo capiente e versatile”). Ti credo. Sfiora i 5 metri di lunghezza, e sostituisce l’Ulysse e la Multipla, la macchina elettiva dei tassisti italiani (oltre il 30 per cento di quelli romani).

Ma i tassisti non sceglieranno Freemont nemmeno se gliela regalano. Non solo per le dimensioni imponenti (la Multipla era lunga come una Punto, si parcheggiava ovunque e aveva sei posti). Ma per un piccolo dettaglio che le paginate entusiastiche curiosamente trascurano: i consumi. Sul depliant ufficiale diffuso nei concessionari c’è scritto 6 litri/100 chilometri (11 km con un litro in città, 16 fuori). Il che significa che la Freemont consuma più di una vecchia Multipla, di una Mercedes e di una Bmw (di pari cilindrata, cioè 2000). Possibile? Evidentemente sì, visto che ha l’ingombro di un carroarmato e gli ingegneri Fiat hanno fatto miracoli per abbassare il costo chilometro. Il prezzo è molto buono, ma Freemont pesa. Il modello da cui è stata clonata è una Dodge vecchia di tre anni (il tempo di un restyling!) pensata per il mercato americano pre-crisi. Ed è curioso che in italia arrivino consumi “americani”, quando Obama pone a Marchionne come condizione per finanziarlo di produrre una macchina che faccia 17 chilometri con un litro in America. Ancora Il Giornale, estasiato: “Nell’ampio abitacolo, ben accessibile anche nella terza fila di sedili grazie alle porte che si aprono sino a 90 gradi, risalta il moderno stile dell’arredamento impresso dalla plancia avvolgente con un grande display centrale a colori per il sistema di infotainment”. Ora, a parte che non esiste macchina (a parte la mitica Duna) con un display in bianco e nero, per quale miracolo navigatore e radio diventano “un sistema di infotainment?”. Fiat punta a 30mila macchine in Europa. E bisognerà fare fanti auguri “al gippone” di Marchionne, se è vero che le quattro “grandi” Fiat (Multipla, Croma, Ulisse e Sedici) tutte insieme vendevano 27 mila pezzi l’anno: non è detto che Toluca sia più vicina di Termini Imerese.

da Il Fatto Quotidiano del 18 giugno 2011

sabato 18 giugno 2011

IL LAVORO, O HA DIRITTI O NON E' LAVORO!


Vogliono la mia testa le mie braccia la mia vita, non si accontentano più del mio lavoro. Il lavoro o ha dei diritti o non è un lavoro.
Per 20 anni ci hanno raccontato che per dare i diritti a noi dovevano toglierli agli anziani. NON è VERO! I DIRITTI VANNO ESTESI A TUTTI!

MAURIZIO lANDINI - SEGRTARIO GENERALE FION

lunedì 6 giugno 2011

4 SI' per dire NO



Il 12 e 13 giugno la Fiom
va a votare e vota Si ai referendum
La Fiom in questi mesi ha messo in campo proposte e mobilitazioni in difesa della
Costituzione, della democrazia, dei diritti nel lavoro, per un nuovo modello di sviluppo
socialmente e ambientalmente sostenibile.
La Fiom ritiene fondamentale per un paese democratico che tutte e tutti possano esprimersi
e decidere su questioni che riguardano le proprie condizioni di lavoro, di vita e il proprio
futuro.
La Fiom considera necessario impegnarsi perché le lavoratrici e i lavoratori partecipino al
voto referendario del 12 e 13 giugno e perché prevalgano i SI.
Per la Fiom:
L’acqua è un bene comune e un diritto. Un diritto non si
può trasformare in una merce. Un diritto non può essere
negato e non si può lasciare che le multinazionali si arricchiscano
su un bene primario per la nostra vita.
Vogliamo un’Italia senza centrali nucleari. Costano tantissimo,
sono pericolosissime per la salute e possono causare
catastrofi di dimensioni mondiali come è successo a Cernobyl
e in Giappone. Bisogna investire in energie rinnovabili e bisogna
definire un nuovo modello di sviluppo se vogliamo salvare
il nostro futuro e il nostro pianeta.
La legge è uguale per tutti, come è sancito dalla
Costituzione del nostro paese. Tutte e tutti dobbiamo avere
uguale dignità di fronte alla legge. Non ci possono essere
deroghe per nessuno.
IL 12 E 13 GIUGNO VAI A VOTARE E VOTA SI,
NON RINUNCIARE AL DIRITTO DI DIFENDERE LA TUA VITA,
IL TUO FUTURO, LA TUA DIGNITÀ

venerdì 27 maggio 2011

Solidarietà ai Lavoratori Fincantieri



Solidarietà ai Lavoratori Fincantieri

Le RSU FIOM della System Sensor di Trieste esprimono la loro solidarietà e comunanza con la lotta dei lavoratori di Fincantieri contro il piano industriale dell’azienda.

La lotta contro lo smantellamento dei diritti e del contratto nazionale e per il mantenimento dei posti di lavoro, della democrazia e della dignità dei lavoratori a partire dalla Fiat con il piano Marchionne passando ora per Fincantieri, sta coinvolgendo tutti i lavoratori metalmeccanici.

Noi non possiamo restare insensibili ed inerti davanti allo scempio e al depauperamento del valore del lavoro e delle ingiustizie che si stanno compiendo nei confronti dei lavoratori.

Comunichiamo di essere pronti ad affiancarci nella lotta con i lavoratori Fincantieri, qualora il governo non proponesse delle soluzioni atte a salvaguardare l’occupazione ed i posti di lavoro, a partire dal mese di giugno.

Trieste, 27/05/2011 RSU FIOM SYSTEM SENSOR

martedì 17 maggio 2011

mercoledì 4 maggio 2011

SE CI TOLGONO I DIRITTI NOI BLOCCHIAMO LA CITTA'!


VENERDI' 6 MAGGIO
ORE 07:30 DAVANTI AI CANCELLI DELLA SYSTEM SENSOR
CON MEGAFONO - BANDIERE - FISCHIETTI E TRICCHEBALLACCHE
ORE 09:30 CORTEO DA PIAZZA GOLDONI A PIAZZA UNITA'

RICORDATI CHE LO SCIOPERO E' L'UNICO STRUMENTO CHE HANNO I LAVORATORI PER MANIFESTARE IL PROPRIO DISSENSO
SCENDI IN PIAZZA INSIEME A NOI!

martedì 26 aprile 2011

...e questa volta, il giudice impone all'azienda di pagare gli aumenti previsti dall'accordo separato del 2009

Il giudice da' ragione alla FIOM anche alla Tyco di Collegno
La Fiom si aggiudica la nona causa contro l'accordo sul contratto nazionale del 2009 e il giudice stabilisce questa volta, nel dispositivo finale, che l'aumento salariale va pagato nella sua interezza, altrimenti si configurerebbe attività antisindacale

venerdì 22 aprile 2011

Le sentenze ci confermano che avevamo ragione!

Contratto Metalmeccanici. Landini (Fiom): “Dopo Torino, arriva la sentenza del Tribunale di Modena su sette aziende, confermando che il Contratto in vigore è quello del 2008”

mercoledì 20 aprile 2011

lunedì 18 aprile 2011

La Fiom ha vinto, oggi a Torino, il primo ricorso in Italia contro l'applicazione del contratto dei metalmeccanici del 2009 contro una piccola azienda

La Fiom ha vinto, oggi a Torino, il primo ricorso in Italia contro l'applicazione del contratto dei metalmeccanici del 2009 contro una piccola azienda di Borgaro Torinese, la Bulloneria Barge. A renderlo noto, in una conferenza stampa questo pomeriggio a Torino, Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom. Il decreto del giudice del lavoro, che ha immediata applicazione "dice che in azienda deve essere applicato il contratto nazionale del 2008, almeno per gli iscritti Fiom e per i non iscritti e non quello sottoscritto nel 2009 solo da Fim e Uilm", spiega l'avvocato della Fiom, Elena Poli. "La Fiom ha promosso in tutta Italia gia' centinaia di cause di questo genere in cui chiediamo alle imprese di applicare il contratto del 2008, che per noi e' vigente fino alla scadenza". Infatti il contratto unitario del 2008 sarebbe valido fino al 31 dicembre 2011 ma, nel 2009, Fim e Uilm hanno sottoscritto un nuovo contratto, non firmato dalla Fiom Cgil, che molte aziende hanno applicato. In questo modo pero', si va configurando un doppio contratto all'interno delle aziende: quello del 2008 per gli iscritti Fiom e per i non iscritti che lo vorranno, e quello del 2009 per gli iscritti Fim e Uilm. "Per noi il rinnovo del 2009 e' antisindacale - spiega Airaudo - e quindi abbiamo fatto e faremo ricorsi in tutte le aziende che lo applicano".

venerdì 25 febbraio 2011

ORDINE DEL GIORNO COMITATO DIRETTIVO FIOM TRIESTE


Trieste, 25/02/2011

Ordine del Giorno del Comitato Direttivo FIOM CGIL di Trieste.

Il Comitato Direttivo provinciale della FIOM CGIL di Trieste, riunitosi in data 25/02/2001, alla luce della decisione assunta dal Comitato Direttivo nazionale della CGIL del 22 e 23 c. m. di proclamare uno sciopero generale senza, però, definire né le la data né le modalità, ritiene che tale giornata di mobilitazione e di lotta debba essere calendarizzata entro il mese di Aprile.
In tal senso ritiene che debba essere immediatamente predisposta una piattaforma formata da limitati ma fondamentali obiettivi, quali la difesa del Contratto Nazionale, il blocco dei licenziamenti, il superamento del precariato, l’aumento degli ammortizzatori sociali che garantisca l’80% della retribuzione, un incremento del reddito con la riduzione della tassazione ai soli lavoratori dipendenti e pensionati, e affrontare le questioni di politica economica e sociale con programmi di investimenti produttivi in tutto il paese.

Votato all’unanimità con un astenuto.

giovedì 17 febbraio 2011

LETTERA APERTA A MARCHIONNE


All’Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne
Ho cercato un lavoro per potermi occupare dei miei figli e, ad oggi, quello stesso
lavoro mi impedisce di farlo…
In un momento di crisi occupazionale come quello che stiamo vivendo, in cui avere un impiego
è la fortunata prerogativa di pochi, non deve apparire né irriverente né pretenzioso rivendicare i
nostri diritti. Ognuno di questi rappresenta una garanzia in più per il futuro! Biunivoca ed
imprescindibile è la relazione tra Diritti e Lavoro: casi come il mio ne sono esempio!
Ho letto decine di volte la Sua lettera del 9 luglio2010 (la porto in borsa da allora!), e in
ognuna di queste, ho pensato di volerLe rispondere; puntualmente la sensazione d’inadeguatezza
me l’ha impedito. La maniera più efficace per disperare una persona (rendendola capace di qualsiasi
gesto!) è impossibilitarla a potersi prendere cura dei propri figli… nella disperazione, oggi, ho trovato il
coraggio di parlare apertamente, così come fece Lei con me . Sono madre di tre bambini rispettivamente
di quindici, sei e tre anni, che gestisco quasi in maniera esclusiva, e lavoro come operaia nello
stabilimento Fiat di Termoli dal ’97. Mio marito, i miei suoceri e i miei genitori vivono a centinaia di
kilometri. Mi trovo quindi in difficoltà nell'esercizio delle mie funzioni genitoriali, in quanto l’officina
(che già dal ’94 è organizzata sui diciotto turni di Pomigliano!) prevede un regime lavorativo di tre
turnazioni alternate settimanalmente (dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22 e dalle 22 alle 6). Nell’ultimo
anno la Direzione aziendale ha assunto posizioni molto rigide riguardo all’organizzazione del lavoro
ed alla flessibilità dell’orario, particolarmente nei confronti di noi mamme... Le somme che dovrei
pagare per gestire i bambini attraverso l’utilizzo di una babysitter in lassi di tempo così ampi e
diversi da quelli della scuola, sarebbero maggiori dello stipendio che percepisco.
Ho agito in maniera corretta, cercando una soluzione con l’azienda, facendo richiesta prima, di
un trasferimento in una Vostra sede prossima a quella lavorativa di mio marito, poi di un part-time
di sette ore (compatibile cioè con gli orari delle scuole dell’obbligo) non avendo nessun tipo di
risposta.
Questo significa mettermi in condizioni di “licenziarmi”.
Rifletto su tre punti:
_ “FPT” Termoli conta un organico di quasi 2.700 dipendenti, di cui circa il 10 % rappresentato da
donne e soltanto una trentina di queste con situazioni analoghe alla mia!
_ se applicasse”particolari forme di flessibilità dell’orario, per la conciliazione tra tempi di vita e di
lavoro” potrebbe avere accesso a importanti sgravi fiscali!
_ permettendo alle dipendenti di vivere con serenità la condizione di “madre” (e più in generale a
tutti i lavoratori, la condizione di “esseri umani”!), migliorerebbe la qualità del loro lavoro, lo
incrementerebbe e, quindi, aumenterebbe la competitività della Nostra Azienda;
… nasce legittimo in me il sospetto che la Vostra sia un’irragionevole presa di posizione piuttosto
che una reale difficoltà tecnico-organizzativa.
Riporto alcuni punti della Sua lettera: << Quello che stiamo facendo, semmai, è compiere ogni sforzo
possibile per tutelare il lavoro>>; <<è il momento […] di guardare al bene comune e al Paese che
vogliamo lasciare in eredità alle prossime generazioni >>;<< Sono convinto che anche voi, come
me, vogliate per i nostri figli e per i nostri nipoti un futuro diverso e migliore>>. Queste frasi
risultano profondamente in contraddizione con quello che realmente sta accadendo a me ed ad
altre madri che vivono le mie stesse condizioni! Deve convenire che una società che cresce non si
misura solo in benefit economici, ma nella qualità della vita lavorativa e privata, uniche prerogative
di un domani migliore per noi e per le generazioni che verranno!
Nell’intento di voler costituire un sistema più performante e competitivo, Lei emula Toyota ed elogia gli atteggiamenti e le metodologie che l’hanno resa la più grande produttrice di auto.
L’approccio, conosciuto come “kaizen” (“kai” vuol dire cambiare, “zen” significa meglio), partendo dal basso, coinvolge tutti i lavoratori in un processo di costante miglioramento. Purtroppo, nell’applicazione in fabbrica, tali cambiamenti, prendono forma attraverso azioni incompatibili col
nostro benessere psico-fisico. Si pone attenzione quasi esclusiva alla riduzione dei costi e all’aumento delle produzioni, piuttosto che a tutti i fattori sociali, personali ed emotivi che pure (anzi, in maniera importante!) concorrono a migliorare la produttività.
…<< da uomo che ha creduto e crede fortemente che abbiamo la possibilità di costruire
insieme, in Italia, qualcosa di grande, migliore, duraturo>> quale si definisce, non può perseguire
“la competitività” prescindendo dalla partecipazione convinta dei lavoratori. Il <> che ci chiede, la condivisione degli <>,possono trovare motivo e giustificazione solo in condizioni di vita per Noi qualitativamente più soddisfacenti!
le scrivo perché ritengo sostenibile (oltre che necessario per tutti!) costituire regolamenti e
modelli che vadano nella giusta direzione, quella che, evitando speculazioni, opportunismi e falsi
obiettivi, metta di fatto, e non solo a parole, noi madri nelle condizioni di conciliare il diritto al lavoro con il dovere di genitori... fare sì che la sfera lavorativa entri in conflitto con quella privata,
oltre che essere sconveniente per i profitti, equivale a negare la natura umana e non solo i dirittiche le appartengono.
Porre l’attenzione e dare rilievo a problematiche di così grande impatto sociale, oltre che essere sintomo di sensibilità, senso civico e responsabilità morale denota lungimiranza: i miei figli sono gli stessi dell’Italia che verrà… e che lavorerà domani al posto mio.
Adoperarsi in tal senso potrebbe voler sinceramente dire: condividere <>, ed andare in direzione di un futuro migliore, che risponda agli interessi di tutti e ponendo i presupposti concreti per partire insieme.
Come Lei fece con me, la ringrazio per aver letto la mia riflessione.
Stefania Fantauzzi

lunedì 14 febbraio 2011

La visita fiscale di Brunetta costa più delle assenze


Gli ultimi dati del ministero della Funzione pubblica evidenziano l'insuccesso delle norme nate per ridurre l'assenteismo nel settore. Costano milioni di euro e non è chiaro chi deve pagare La riforma Brunetta potrebbe dare il colpo di grazia alla scuola italiana. Non bastavano i tagli che quest’anno si sono avvicinati a quota 8 miliardi di euro. Ora per il martoriato sistema scolastico, dove spesso sta ai genitori fornire cancelleria e carta igienica, stanno venendo al pettine anche gli effetti della normativa introdotta nel 2008 dal ministro per la Pubblica amministrazione che impone, senza deroghe al buon senso, la richiesta visita fiscale per i dipendenti, fin dal primo giorno di assenza per malattia. Un’imposizione nata per ridurre il tasso di assenteismo che il ministero si premura di monitorare ogni mese. Gli ultimi dati del dicastero Brunetta, tuttavia, evidenziano l’insuccesso dell’operazione almeno per la scuola, dove a dicembre le assenze per malattia del solo personale a tempo indeterminato sono aumentate del 7,5% tra gli insegnanti e del 18,5% tra i tecnici e gli amministrativi.


Quello che i dati non dicono, perché nessuno fino all’anno scorso si era premurato di calcolarlo, è il costo aggiuntivo – oltre alle supplenze e ai relativi telegrammi di convocazione – che la riforma Brunetta ha introdotto su queste assenze. Sì, perché le visite fiscali si pagano: si va dai 18-35 euro di Firenze ai 30-63 di Milano. E se tra il 2008 e il 2010 si è viaggiato nell’incertezza e lungo i contenziosi su chi, tra Asl e scuole, dovesse farsi carico della spesa, a fare chiarezza è arrivata una sentenza della Consulta del giugno 2010, che stabilisce una volta per tutte che non devono essere le Asl a pagare. Sentenza alla quale è seguita una circolare del dicastero Gelmini con cui si invitano le scuole a pagare con i fondi di funzionamento anche le visite fiscali per le quali “non è attualmente previsto un finanziamento aggiuntivo ad hoc”. Nella stessa occasione è stato preannunciato “un apposito monitoraggio a fini conoscitivi”. Proprio perché, appunto, a tutt’oggi nessuno sa esattamente quale sia la cifra complessiva in gioco.


In attesa dei dati, qualche calcolo di massima lo si può però provare a fare. Per esempio su base nazionale, tenuto conto dei 960.759 dipendenti scolastici e dei 7,15 giorni medi di assenza per ciascuno nell’ultimo anno, a un prezzo medio di visita di 36,5 euro, si arriva a un totale di 250,7 milioni di euro.


Si tratta di una cifra orientativa che scende a 105,2 milioni se si spalmano i 7,15 giorni medi su tre assenze distinte, riducendo a tre il numero di visite fiscali inviate dall’istituto. Più ottimistica, ma comunque notevole, la stima che valuta il costo medio annuo per istituto in 5.500 euro, per un totale di 56,65 milioni. Ancor di più quella della Flc Cgil che ipotizza un aumento medio di 20 euro l’anno per dipendente, per un totale di 19,2 milioni. Nella sola Lombardia, al terzo posto per assenze in dicembre, le stime a braccio dei sindacati parlano però di duemila visite al giorno, che per un terzo dell’anno, al costo medio di 46,5 euro, fa 11,16 milioni. Più dettagliato il caso di Ancona e delle Marche, 298 istituti con 17.136 assenze a dicembre, il 2,51% del totale nazionale. Qui l’Asl locale ha chiesto alle scuole l’immediato pagamento delle visite fiscali. Anche quelle antecedenti il 2000. Risultato: 70 decreti ingiuntivi per la sola Ancona con rischio di pignoramento di cattedre, banchi e gessetti, oltre, come evidenziano dalla Cisl Scuola Marche, a tanta confusione. Per un totale di circa 300 mila euro di crediti vantanti dall’Asl sulle scuole della provincia. Che sono di fronte ad un dilemma shakesperiano: pagare o non pagare? Nel dubbio hanno interpellato l’Ufficio scolastico regionale che a sua volta ha chiesto all’Avvocatura di Stato. Risposta: pagate se potete e soprattutto se si tratta di piccole cifre.


Così si evita il peggio. Più netta la posizione in Trentino, dove l’input è stato di pagare senza se e senza ma, mentre la Campania ha suggerito di soprassedere. Per ora, fortunatamente, la questione dei decreti ingiuntivi sembra essere arginata alle Marche (circa 1 milione i costi stimati) e a poche altre regioni. Ma cosa accadrà quando i vari amministratori delle Asl, coscienti di avere in bilancio crediti consistenti verso istituzioni pubbliche, chiederanno il pagamento alle scuole di mezza Italia? C’è da scommettere che avverrà dal momento che neanche la sanità se la passa molto bene. Si profilano quindi battaglie all’ultimo euro fra i diversi rami della stessa pubblica amministrazione. Un qualcosa di assolutamente inedito dove resta da chiedersi cosa si prospetta per i dirigenti di Asl e scuole che dovranno far quadrare i conti. Pena la responsabilità diretta. Quindi le Asl, i cui bilanci sono già infarciti di crediti verso istituzioni pubbliche, continueranno a chiedere i pagamenti indebolendo i bilanci. E l’unica alternativa per le scuole sarebbe il condono, o lo stralcio dai conti di parte delle visite.


Da Il Fatto Quotidiano del 13 febbraio 2011

mercoledì 2 febbraio 2011

mercoledì 26 gennaio 2011

SOLIDARIETA' dai compagni di THAON LES VOSGES

CFTC METAUX VOSGES
INSIEME CONTRO L’ACCORDO MARCHIONNE
Per non perdere i diritti dei lavoratori e dei sindicati a beneficio del capitalismo,
la C.F.T.C , e la maggioranza dei francesi non possono che sostenere una tale
azione che va incontro a tutto quello che è statto fatto per difendere i diritti e
le buone condizioni di lavoro dei lavoratori.
Speriamo che questo sciopero sarà seguito da molta gente e che potrà
permettere un accordo favorevole per i lavoratori.
La C.F.T.C. Metaux Vosges è solidale con la vostra azione, e lo sarà sempre per
appoggiarvi nelle vostre azioni.
Saluti sindacali.
C.F.T.C. Metaux Vosges

venerdì 21 gennaio 2011

ACCORDO MIRAFIORI - GESTIONE DEI PERMESSI RETRIBUITI - PUNTO 13

"SARANNO INIDVIDUATE, A LIVELLO DI UNITA' OPERATIVA TECNOLOGICA,LE MODALITA' PER UN'EQUILIBRATA GESTIONE DEI PERMESSI RETRIBUITI DI LEGGE E/O CONTRATTO NELL'ARCO DELLA SETTIMANA LAVORATIVA."

ESSI SONO :
I CONGEDI PARENTALI DI 3 GIORNI
PERMESSI PER STUDIO
MATERNITA'
LAVORATORI CON HANDICAP
LEGGE 104

Ora ditemi se non e' un macello!!!!!

martedì 11 gennaio 2011

FIRMIAMO LA PETIZIONE DELLA FIOM


FIRMIAMO TUTTI INSIEME PER RIDARE DIGNITA' AL LAVORO.
DEMOCRAZIA - DIRITTI - RAPPRESENTANZA
http://www.firmiamo.it/uniti-ce-la-possiamo-fare

mercoledì 5 gennaio 2011

LA FABBRICA DELLE SCIMMIE - di DARIO FO

di Dario Fo, il Fatto Quotidiano, 31 dicembre 2010

Questo tragico e grottesco accordo di Mirafiori e Pomigliano ci riporta subito al film “Tempi Moderni” di Charlie Chaplin, dove si vive per la prima volta nella storia del lavoro dentro una fabbrica con catena di montaggio e assemblaggio automatizzato. Gli operai, Charlie Chaplin in testa, si muovono a ritmi stabiliti, gesti indicati dal programma in una strana danza che sembra festante, ma ha i tempi illogici di una storia di pazzi.

Subito mi viene in mente anche dell’e-sperimento condotto in un Paese dell’Oriente tecnologicamente avanzato dove, qualche anno fa, si è pensato di sostituire agli operai delle scimmie appositamente ammaestrate. Dopo un certo periodo di addestramento gestuale le scimmie vengono inserite nella produzione. I dirigenti applaudono entusiasti: gli scimpanzé funzionano che è una meraviglia. E non c’è stato neanche bisogno di far loro firmare un contratto.

E’ incredibile: non perdono un colpo, meglio dire, un automatismo. Anzi, atteggiano il volto a un sorriso straordinariamente divertito. Macchina, scimmia, ingranaggi, tempi e metodi rendono meglio che con l’uomo operaio.

Ma dopo sei giorni, se pur rispettando le pause di riassetto e l’orario di mensa, ecco che le scimmie meccanizzate cominciano a dare strani segnali sconnessi. Qualcuna ingoia qualche bullone. Altre saltano sulla catena spruzzando olio lubrificante sul muso dei caporeparto umani, quindi con una sincronia impressionante ognuna posa il proprio cranio sotto le presse che s’abbassano spietate, schiacciando le lavoratrici impazzite.

Non c’è niente da fare: all’impresa moderna sono adattabili e confacenti solo esseri umani appositamente selezionati. D’accordo, anche per i loro cervelli l’automatismo continuo produce un inevitabile marasma fisco. Si può ammorbidirlo e ritardarne quindi lo squak, allenando il cervello degli addetti a un completo distacco dall’azione fisica. Come insegna Graham, il perfezionatore di tempi e metodi nella catena di produzione, per riuscirci il soggetto operante deve distogliere ogni pensiero o ragionamento dalla vita emotiva, dall’inserto mnemonico dei sentimenti. Uscire completamente dal pensiero, dal clima delle emozioni e delle proiezioni intellettive, tipo: “Che sto facendo? Era questo il mio programma? Dove mi porta questo lavoro? Dentro che vita mi sto muovendo? E mio figlio, mia moglie, cosa sto dando loro di me? In che società sto campando, ne val la pena?” Ecco questo, ci avverte Graham, è il cancello del baratro: se lo spalanchi e ti lasci andare nel precipizio sei finito.

A ‘sto punto, torna in primo piano Charlie Chaplin, che come un automa viene risucchiato dentro gli ingranaggi della grande macchina. Anche lui pian piano si rende conto d’essere fatto di bulloni, cinghie di trasmissione, cerchi rotanti, stantuffi e trapani avvitanti.

Una voce meccanica ripete: “Chi non firma i contratti collettivi non ha diritto a rappresentanti sindacali. Chi s’ammala, per i primi tre giorni non riceve stipendio. Marchionne vi dà la vita e ve la toglie. Vi offre una nuova organizzazione del lavoro, prendere o lasciare. Cancella l’espressione ‘sindacato’ e rappresentanza. Sei dentro l’ingranaggio come in una giostra alla quale solo chi accetta di non contare può allacciarsi la cintura. La velocità di rotazione è decisa dalla produzione e tu che non ci stai sei segnato.”

A chi t’attacchi? Alla legge? Al partito della sinistra, a D’Alema, Fassino, Bersani? No, inutile. Il segretario è già uscito, non è in sede, arrangiati.

E speriamo che a sinistra ci siano ancora uomini e donne che si indignano come uomini e donne di sinistra.

FIOM

FIOM
MANIFESTAZIONE A UDINE - 2009